
La centrale nucleare di Fukushima
Verona. Si è costituito anche a Verona il comitato contro il nucleare.
Sotto l'insegna di «Vota Sì per fermare il nucleare» (con riferimento al referendum del 12 giugno, il comitato ha fino ad ora raccolto le adesioni di Amici della Bicicletta, Arci, Arci Servizio civile, Ass. Il Carpino, Banca Etica, circolo Legambiente Perla Blu di Cologna Veneta, Comitato antinucleare di Legnago e Bassa veronese, Emmaus Villafranca, Italia Nostra Verona, Legambiente Verona, Wwf Verona.
«La campagna di disinformazione in atto capeggiata dal governo», scrive il comunicato in una nota, «non affronta la questione della sicurezza delle centrali e dello smaltimento delle scorie, che è ancora aperta, non ci spiega quanto il nucleare sia costoso e contribuisca a rendere più grande, invece che ridurlo, il problema delle emissioni di gas serra».
Per il comitato, «tutti i cittadini devono sapere che non sono condannati ad avere un futuro con l’incubo del nucleare e che presto ci sarà un referendum per bloccare le pericolose velleità nucleari di questo governo.
Sul referendum però si sta abbattendo la censura. Così il comitato veronese, insieme alle oltre 60 associazioni del Comitato "Vota Sì per fermare il nucleare" che si sono finora costituite, vuole denunciare l'azione oscurantista del governo, dei fan dell'atomo e di molti mezzi d'informazione che, proprio mentre si pone al mondo la questione sulla sicurezza del nucleare, tengono sotto silenzio l'appuntamento referendario».
«L'efficienza energetica e le fonti rinnovabili», si legge nel comunicato, «sono l’unica strada per uscire dalla dipendenza dal petrolio. Non c’è bisogno del nucleare. I motivi sono spiegati nei numerosi dossier e siti che associazioni e studi specifici hanno dedicato ai temi dell’energia, del nucleare, dei cambiamenti climatici. Sarà nostro compito rendere pubblici e disponibili questi documenti per mettere in campo tutte le iniziative utili a convincere i cittadini veronesi a recarsi alle urne e votare “sì”, prioritariamente chi non ha un’opinione o è indeciso».
«Il nucleare», dice il comitato, «non serve all’Italia, dal momento che il Paese ha una potenza elettrica installata di più di 100.000 megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 57.000 megawatt. Ma il nucleare non ridurrebbe neanche la dipendenza energetica dall’estero, perché l’Italia sarebbe costretta ad importare l’uranio, oltre alla tecnologia e ai brevetti».
E quanto ai coaiddetti reattori di terza generazione, «sono emersi gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, le Agenzie di sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia. Senza considerare che ancora non è stato risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie».
Secondo il comitato per il sì al referendum, «l’energia nucleare è infine costosa e controproducente per le tasche dei cittadini e per l’economia del Paese. Per tornare all’atomo, infatti, bisognerebbe ricorrere a fondi pubblici e garanzie statali, quindi alle tasse e alle bollette pagate dai cittadini».
Sul fronte del referendum - spiega la nota - il comitato veronese, assieme al comitato nazionale e ai forum dell’acqua, sta facendo pressione affinché il governo accorpi il voto sul nucleare e l’acqua con quello delle amministrative, e destini i soldi risparmiati – circa 400 milioni di euro – al Giappone. «Nonostante il recente voto contrario della Camera, infatti, è necessario che il governo ci ripensi: è una questione che ha a che fare con la democrazia nel nostro Paese, e non solo. E’ impensabile un tale spreco di soldi pubblici».
Proprio per lanciare la consultazione su acqua e nucleare migliaia di cittadini e decine di associazioni si sono date appuntamento il 26 marzo a Roma (ore 14 piazza della Repubblica) per una grande manifestazione nazionale.
Informazioni e adesioni qui: http://votasifermiamoilnucleare.wordpress.com/
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