CALDOGNO (Vicenza) — Li ha coltivati tutta la vita questi sessanta campi dove ora vogliono fare il grande bacino. Cassa di espansione, si chiama, e servir? a far defluire l'acqua in eccesso per salvare Vicenza dalle future alluvioni. Appoggiato al rastrello, Giampietro Zaccaria li guarda come se davanti a s? avesse un piccolo paradiso: ?E' terra straordinaria, argilla, se portano l'acqua faranno un disastro e non si salver? niente?. Zaccaria coltiva mais e prato stabile per le bestie e dice no al nuovo bacino di Caldogno, ai piedi delle prime colline sopra la citt? berica. Con lui ci sono altri quindici agricoltori ad alzare i badili davanti al progetto elaborato dalla Coldiretti e accolto dalla Regione. Comprensibile, vivono e lavorano in questa distesa di terra fertile che si apre oltre le sponde del Timonchio.
Ma sono 94 i proprietari dell’area, grande come 110 campi di calcio, che verr? arginata diventando cos? una ?vasca? di sfogo delle acque altrimenti esondanti. La maggioranza, una cinquantina, non ? contraria all'opera ma solo al protocollo d’intesa secondo il quale gli agricoltori verrebbero indennizzati ma non espropriati. ?Non bisogna farsi incantare da questa idea perch? sui contadini graveranno per 99 anni tutti gli oneri di mantenimento, pulizia e smaltimento dei campi dopo l'allagamento, una pesante servit?... Per non parlare del danno permanente ai terreni. Meglio allora l'espropriazione, si vendono i campi e addio. Ma questo solo se verr? dichiarata la pubblica utilit? della cassa di espansione?, si scalda Franco Farina, il leader dei rivoltosi di Caldogno. Rivoltosi caratterizzati dalla stranezza di perseguire una delle due soluzioni estreme: nessun bacino o esproprio. Aborrono la via mediana dell’indennizzo studiato da Coldiretti e Regione. Ci? nonostante lo specchietto del mantenimento della propriet? e del contestuale indennizzo dei campi ai 2/3 del loro valore medio provinciale. ?Le terre diventeranno acquitrini inutilizzabili, cosa me ne faccio di una propriet? del genere??, ringhiano quelli del Comitato di Farina che l’altro giorno hanno impedito il carotaggio ai tecnici della Regione e della societ? che ha progettato il bacino, cio? coloro che prelevano campione per fare lo studio del sottosuolo. Ma ? anche una guerra fra contadini questa di Caldogno, perch? una trentina di loro sono tentati proprio dalla proposta della Coldiretti guidata dal presidente provinciale Diego Meggiolaro.
I due gruppi sono ormai due fazioni e chi sta con Meggiolaro non sta con Farina. E' il caso di Alessandro Canale e dei suoi fratelli che hanno casa e azienda proprio all’interno della futura golena e dunque potrebbero perdere entrambi. Canale ? proprietario di tredici campi di mais e foraggio e la prima domanda che fa quando ci vede ? quella: ?Chi ti manda qua? E’ Farina vero? E’ lui??. Vinto il sospetto, Canale scende dall’albero che sta potando e confida che ? una questione di soldi. Se pagano, come pare, intorno si 50mila euro all’ettaro e gli fanno la casa nuova nei paraggi, insomma, gli sta anche bene. ?Ma bisogna vedere tante cose: quanto pagano effettivamente, se fanno il ponte, se ci danno davvero la casa e dove. In ogni caso io sto con Meggiolaro?. Basta fare cento metri e in mezzo a un campo di frumento spunta la faccia vissuta del signor Graziano Refosco che sta concimando i suoi 4mila metri quadri di frumento. Refosco ? un acceso sostenitore di Farina: ?No se se sbaglio parlare ma qua ghe sar? sempre acqua e mi pagar? sempre tasse?. La sua posizione ? netta: no all’indennizzo, s? all’esproprio. ?Se mi danno 45mila euro gli regalo tutto?. Naturalmente i due gruppi sospettano a vicenda interessi non dichiarati.
L’ultimo veleno riguarda il sottosuolo. Non ? detto che sia tutta terra buona questa, dicono alcuni, paventando che qualcosa di fuorilegge possa nascondersi sotto l’erba. ?Vedi l? in fondo, l? buttavano di tutto una volta?, indica Refosco. Forse immondizia, forse altro materiale. Se fosse cos?, quelli di Farina potrebbero cantare vittoria, perch? dal carotaggio potrebbe emergere e i lavori verrebbero sospesi. ?Se il terreno non ? idoneo non possono fare nulla?, sorride Zaccaria. Dal suo ufficio, Meggiolaro considera la partita gi? chiusa: ?Non ci sono alternative e c'? un'esigenza: quella di trovare una Cassa dove far defluire le acque per evitare esondazioni. Mi sembra che la soluzione sia soddisfacente ?. Insomma, anche se la partita del bacino sembra chiusa la battaglia ? ancora aperta. E non ? escluso che a combatterla siano anche altre associazioni, oltre al Comitato dei ribelli. Lo stesso Farina, se le cose si metteranno male, conta infatti di far entrare Italia Nostra. Mentre a casa di Zaccaria hanno gi? bussato quelli del No Dal Molin, dichiarandosi disponibili ad appoggiare la battaglia. ?Io voglio mantenere il terreno a disposizione delle imprese agricole. Per quelli che chiedono l’esproprio realizzando il massimo evidentemente il terreno non ? uno strumento di lavoro. Ma questi sono interessi che non fanno parte della Coltivatori diretti?. In conclusione, il Vicentino si allaga, la soluzione indicata ? Caldogno. Ma i contadini del bacino, prima degli argini, hanno alzato le barricate.
Andrea Pasqualetto22 marzo 2011? RIPRODUZIONE RISERVATA
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Non vedo grossi problemi se i contadini+no dal molin (che cosa centrano?)+italia nostra bloccherano il tutto.Il prossimo autunno,se ci sar? bisogno,per salvare Vicenza si faranno saltare gli argini in un paio di punti semplicemente identificabili.....e loro si ritroveranno con i campi allagati e senza un quattrino in tasca.
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